La parola è rara. Viene dal greco e significa essere sulla stessa frequenza. Eppure non ha nulla di esoterico: ciascuno l’ha già vissuto. Quel momento, in una conversazione, in cui finalmente ci si comprende davvero. Quello, in una squadra, in cui ognuno sa dove andare senza bisogno di votare. La sintonia è lo stato in cui le diverse voci di una situazione smettono di tirare in sensi opposti ed entrano in una comprensione comune. Non che tutti pensino allo stesso modo: ognuno vede la situazione nel suo insieme, e da questa visione condivisa una direzione diventa chiara.
Né consenso, né compromesso, né unanimità
La sintonia si confonde facilmente con cose che le somigliano in superficie. Il consenso cerca l’accordo, spesso al prezzo di ciò che disturba; la sintonia cerca la decisione giusta, anche se disturba. L’unanimità può nascondere una pressione invisibile, in cui si dice sì senza pensarlo; nella sintonia, ciò che resiste ha il suo posto, perché una resistenza segnala spesso qualcosa che il gruppo non ha ancora compreso. Il compromesso ripartisce le rinunce e non soddisfa nessuno; la sintonia cerca piuttosto ciò che, a un livello più ampio, rende le posizioni compatibili. E non è un metodo: non esiste alcun protocollo in sei tappe, solo una qualità di ascolto.
Decidere senza imporre
Quando una decisione nasce dalla sintonia, nessuno ha bisogno di imporla: coloro che devono attuarla l’hanno compresa e riconosciuta. È più lenta di un voto, ma assai più solida, perché una decisione presa a maggioranza deve poi essere accettata, difesa, talvolta corretta da coloro che non erano d’accordo. Due frasi riassumono tutto: là dove bisogna ancora imporre, la sintonia non c’è; là dove c’è, non è più necessario imporre.
Un’orientazione, non uno stato
La sintonia non è uno stato che si raggiunge una volta per tutte, né una ricetta che renderebbe perfette tutte le decisioni. È un’orientazione. E non è un’utopia: quel momento in cui la soluzione è apparsa perché tutti, d’un tratto, hanno smesso di voler aver ragione, l’avete di certo già vissuto. Non ha nulla di raro. Chiede soltanto di essere coltivato, e posto al cuore del modo in cui decidiamo insieme. Come la Sageocrazia ne faccia la regola anziché l’eccezione, il libro, ancora da pubblicare, lo mostrerà; questo articolo ne dà solo il principio.