Esistono parole che arrivano troppo presto, prima che il mondo sia pronto ad accoglierle. E altre che arrivano esattamente al momento giusto, perché il mondo, senza ancora saperlo, le attendeva.
La Sageocrazia è una di queste parole.
Non perché designi l’ennesima utopia, un orizzonte che si rimanda all’infinito con il pretesto che le condizioni non sono mai riunite. Ma perché nomina qualcosa che si sta già costituendo, silenziosamente, nella coscienza di milioni di esseri umani che non hanno ancora una parola per ciò che presentono. Questo sito è un tentativo di dargliela.
Una definizione sobria
La Sageocrazia, dal francese sage, saggio, e dal greco kratos, il potere, designa un sistema di governo fondato non sulla forza, l’eredità, la ricchezza o il solo suffragio popolare, ma sulla saggezza come criterio centrale di legittimità.
Non è il governo degli esperti. L’esperto padroneggia un ambito. Il saggio, invece, percepisce le interdipendenze tra gli ambiti. Non è nemmeno il governo dei re-filosofi in senso platonico: la Sageocrazia non presuppone un’élite che saprebbe meglio del popolo ciò che è bene per esso. Essa presuppone qualcosa di più preciso e di più esigente, che coloro i quali esercitano una responsabilità collettiva la esercitino a partire da un rapporto con il vivente, con l’altro e con il lungo termine che non è quello della predazione o della sopravvivenza politica a breve termine.
La domanda non è dunque: chi merita di governare? La domanda è: da quale stato interiore si governa?
Tre principi fondatori
Il libro pone tre principi fondatori, poi ne sviluppa altri nel corso dei capitoli. Il sito non può che abbozzarli.
La coscienza dei legami è il primo. Nulla esiste isolatamente, dunque nulla può essere deciso isolatamente. Ogni decisione deve essere valutata non soltanto a partire dai suoi effetti immediati, ma dai suoi effetti sull’insieme di ciò che tocca: economico, ecologico, culturale, generazionale. Non si tratta di sapere tutto, ma di guardare abbastanza lontano da non creare altrove i problemi che si cerca di risolvere qui.
La responsabilità allargata è il secondo. Essa estende la nozione di responsabilità al di là dei mandati e dei territori, fino alle generazioni a venire e agli esseri non umani che condividono il pianeta. In un mondo interdipendente, la responsabilità non si ferma alle frontiere visibili né ai mandati elettorali. Governare, in questa prospettiva, significa essere responsabili dinanzi a ciò che non ha ancora voce.
L’aggiustamento continuo è il terzo. Esso designa la capacità di un sistema, sia esso individuale, organizzativo o statale, di aggiustarsi in continuazione a ciò che è, piuttosto che a ciò che desidera che la realtà sia. Un sistema vivente non può permettersi di restare immobile: osserva, si adatta, si corregge, senza perdere la propria direzione. È l’opposto della rigidità ideologica e dell’improvvisazione reattiva.
Ne derivano altri principi, che il libro sviluppa in seguito.
Il contributo, anzitutto. Esso designa una concezione della partecipazione civica ed economica fondata non sull’accumulazione ma su ciò che ciascuno apporta al tutto. Non è ciò che si possiede a definire il nostro posto nel tutto, ma ciò che vi si apporta. Le Reliances, descritte in una pagina dedicata, sono lo strumento concreto che la Sageocrazia propone per riconoscere e rendere visibile ciò che i nostri sistemi attuali non sanno contabilizzare.
Decidere là dove si comprende, poi. Le decisioni vengono prese al livello più appropriato, né troppo in alto per ignorare la realtà locale, né troppo in basso per mancare la prospettiva d’insieme. Questo principio riconosce che la buona decisione non è necessariamente quella che viene dal centro, né quella che resta confinata al locale. È la geografia del buon senso applicata al governo.
La trasparenza, infine. L’informazione circola là dove è necessaria, senza filtro partigiano né opacità istituzionale. Questo principio non esige di dire tutto a tutti, ma di non nascondere nulla a coloro che devono decidere. Esige che le istituzioni siano allineate ai valori che proclamano. La trasparenza non è la perfezione, è la sincerità in atto.
Ciò che la Sageocrazia non è
È utile, per evitare malintesi, dire ciò che la Sageocrazia non pretende di essere.
Non è un programma di partito. Non propone candidati, non concorre alle elezioni, non cerca di prendere il potere per le vie consuete. La sua ipotesi è diversa: il cambiamento di sistema verrà da un cambiamento di legittimità, e questo cambiamento di legittimità verrà da un numero sufficiente di cittadini che avranno deciso di funzionare diversamente, e di significarlo. Queste iscrizioni non decidono nulla di per sé: possono portare a una procedura ufficiale, poi a un referendum che richiede un’ampia maggioranza, per esempio i due terzi, nel quadro delle istituzioni democratiche del paese.
Non è nemmeno una spiritualità. Non impone alcuna credenza, alcuna pratica interiore, alcun vocabolario religioso o metafisico a chi voglia raggiungerla. È accessibile a chiunque riconosca che qualcosa non funziona più nei nostri modi di decidere insieme, e che pensa sia possibile fare diversamente.
Non è un’utopia in senso peggiorativo, vale a dire un ideale così lontano dal reale da servire soprattutto a consolare dall’impotenza. Possiede un meccanismo, un’architettura, un protocollo. La svolta che essa prospetta non è una rivoluzione nel senso del rovesciamento violento, è un’inversione di legittimità, progressiva e democratica, che il popolo stesso decide tramite referendum.
Ciò che non si vede governa ciò che si vede
Questa frase, tratta dal manoscritto, condensa l’essenziale. I nostri sistemi politici sono costruiti su ciò che è visibile: i voti, i mandati, le leggi, i bilanci, i rapporti di forza. Ma ciò che li determina in profondità è invisibile: le credenze collettive su ciò che è possibile, le rappresentazioni dell’umano che le istituzioni presuppongono, lo stato interiore di coloro che decidono.
La Sageocrazia prende sul serio questo fatto. Dice: se volete trasformare le istituzioni, cominciate col trasformare ciò che le sostiene. Non individualmente, nel silenzio di un ritiro, ma collettivamente, nel segnale inviato da milioni di persone che scelgono di contarsi, di riconoscersi e di dire: noi siamo qui, funzioniamo diversamente e chiediamo che il mondo politico si aggiusti a questa realtà.
È questo che significa diventare Sageocrate. Non aderire a una dottrina. Significare una direzione.
Il libro La Sageocrazia, Verso una società fondata sulla coscienza dei legami e sul rispetto del vivente sviluppa l’insieme di questi principi. Il manoscritto è finalizzato nelle sue versioni francese e inglese. Le pagine di questo sito ne sono il prolungamento diretto.